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Make: EASTMAN KODAK COMPANY
Model: KODAK CX7530 ZOOM DIGITAL CAMERA
Shutter Speed: 1/724 second
F Number: F/5.6
Focal Length: 6 mm
Date Picture Taken: Jan 1, 2004, 4:10:40 PM
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Piazza del Plebiscito è diventata il simbolo del recente rinnovamento di Napoli da quando è stata recuperata alla sua funzione rappresentativa in occasione del G7 (oggi G8, la ricorrente riunione dei paesi più industrializzati del mondo) tenutasi qui nell'autunno 1994. Da allora questa area è una isola pedonale lasciata alla fruizione di turisti e cittadini. Viene di tanto in tanto utilizzata per concerti e manifestazioni oppure per esporre installazioni di arte contemporanea.
La piazza prende il suo nome dal plebiscito del 1860 con cui Napoli e l'intera Italia meridionale ratificarono la propria annessione al Regno dei Savoia. Fino a quel momento la piazza veniva chiamata "Largo di Palazzo" perchè si trovava davanti al Palazzo Reale. Costruito nei primi anni del Seicento su progetto di Domenico Fontana per i Vicerè spagnoli, fu ristrutturato e ampliato più volte. Di particolare bellezza il monumentale scalone di accesso al piano nobile, dove è possibile visitare alcuni ambienti del palazzo, tra cui la sala del trono e il teatro di corte. Il Palazzo ospita anche la Biblioteca Nazionale.
Inizialmente nello spazio della piazza si trovavano alcuni conventi. Il primo fu il monastero francescano di Santa Croce, costruito per volere degli Angioini e corrispondente pressappoco all'odierno Palazzo di Salerno che chiude a sud la piazza e che ingloba nei suoi muri l'antica chiesa di Santa Croce, dove fu sepolto il giovane erede al trono. Il monastero fu demolito nel 1775 e il nuovo palazzo costruito al suo posto fu prima sede militare e ministeriale, poi abitazione personale del Principe di Salerno, da cui il nome. Oggi è di nuovo sede di un comando militare.
La parte settentrionale della piazza ospitava invece il Monastero del Santo Spirito, vicino al quale si sviluppò un piccolo borgo attorno a una piazza ("Largo di Santo Spirito") corrispondente alla attuale Piazza Trieste e Trento. Il monastero fu demolito nei primi anni del Seicento per la costruzione nuovo Palazzo Reale, allo scopo di allargare lo spazio davanti alla facciata principale. Il palazzo che oggi chiude a Nord la piazza, in corrispondenza simmetrica con quello di Salerno, è il Palazzo della Foresteria, costruito nel 1815 e che oggi ospita la Prefettura.
Al centro della attuale piazza, sorse poi sotto gli Aragonesi il Convento di San Luigi, fondato dal cosentino San Francesco di Paola che qui si stabilì al ritorno dal suo leggendario pellegrinaggio dal Re di Francia. Un aneddoto racconta che il Santo, in risposta alle obiezioni di Re Ferrante che gli sconsigliava la scelta di questo luogo, abbia predetto che sarebbe diventato "il più regale e onorato della città". Il convento fu poi definitivamente distrutto nei primi anni dell'Ottocento per far posto alla nuova piazza del Foro creata dal governo napoleonico del Decennio Francese (1805-15) con il colonnato semiellittico in stile neoclassico progettato da Leopoldo Laperuta.
Al ritorno dei Borboni, Ferdinando IV Re di Napoli (e I come Re delle Due Sicilie) volle conservare le nuove opere ma volgendone il significato celebrativo in funzione della restaurazione monarchica. Fece così porre al centro dell'emiciclo colonnato (di fronte al Palazzo Reale) la Basilica dedicata a Francesco di Paola, non solo perchè tradizionalmente amato e venerato a Napoli, ma anche perchè fondatore proprio di quel convento distrutto per fare posto al nuovo Foro napoleonico.
La chiesa, costruita tra il 1816 e il 1836 su progetto di Pietro Bianchi, è una imitazione del Pantheon romano, a pianta circolare e coperta da una cupola emisferica con lacunari in pietra. L'elemento di maggior valore è senz'altro l'altare maggiore, riccamente intarsiato di marmi, opera del 1751 di Ferdinando Fuga e originariamente posto nella chiesa dei Santi Apostoli, nel centro storico. Precede la chiesa un pronao in stile neoclassico, sormontato da un timpano ai cui vertici si trovano le statue della Religione, di San Francesco di Paola e di San Ferdinando.
Nei due fuochi della ellisse che definisce la pianta del colonnato furono poste due statue equestri in bronzo. Quella a nord è opera di Antonio Canova, che aveva ricevuto da Giuseppe Bonaparte la commissione di una statua del fratello Napoleone a cavallo, ordine poi confermato da Ferdinando di Borbone, cambiando però la figura in quella del padre Carlo. Ferdinando ne chiese poi una seconda per sè stesso di cui Canova fuse però solo il cavallo e che fu completata dal suo allievo napoletano Calò..
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